Fiaccolata per fermare il progetto TAV da Est a Ovest
1 Luglio 2025 ore 20.30 Piazza Castello fiaccolata per fermare il progetto TAV da Est a Ovest.
Abbiamo partecipato agli incontri organizzati da Amministrazione Comunale, RFI e IRICAV 2 sia a Vicenza Est che a Vicenza Ovest e quello che abbiamo sentito non ci è piaciuto: a Vicenza Ovest sono stati volontariamente omessi i dati che ci preoccupano di più su inquinamento, rumore, cantierizzazione e tempistiche. L’arroganza dei tecnici di RFI e IRICAV 2 nell’ignorare le domande che riguardano questi argomenti e l’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale ci hanno fatto capire che nessuno ci tutelerà dagli impatti dei cantieri e che è il momento di organizzarsi e farsi sentire ancora più forte. Non abbiamo intenzione di vivere per 10 anni in trappola tra rumore, traffico di camion, cantieri ed inquinamento. Nelle due assemblee di quartiere non ci hanno convinto nemmeno le argomentazioni di ARPAV purtroppo, troppo lassiste di fronte all’enorme impatto dell’opera. Il mancato coinvolgimento dell’ULSS per quanto riguarda i rischi per la salute causati dall’inquinamento dei cantieri è il segnale che non viene dato abbastanza peso a una questione di tale importanza.
È ormai sotto gli occhi di tutte e tutti il disastro che porta con sé l’arrivo dei cantieri TAV in città. Mano a mano che si procede nella progettazione esecutiva del lotto Ovest, emerge chiaramente quanto i comitati denunciano da anni: l’opera è insostenibile e inaccettabile.
Nell’ultimo anno se ne sono viste di tutti i colori: dalle irregolarità nei lavori di messa in sicurezza, come nel caso del bacino sul fiume Onte (con sentenza del TAR del Lazio), al rischio che famiglie in affitto finiscano in mezzo a una strada per l’abbattimento degli edifici; forti rumori notturni senza nessun preavviso dai cantieri; fino alla cancellazione di aree verdi e boschi urbani, come a Lanerossi e Ca’ Alte ai Ferrovieri.
Se a Ovest emergono problemi a ogni fase progettuale, a Est la situazione non è da meno. In commissione territorio e nelle due assemblee pubbliche, RFI ha mostrato totale chiusura rispetto alle richieste della cittadinanza di trovare soluzioni meno impattanti. Abbiamo visto l’imbarazzo dei progettisti quando è stato chiesto uno studio serio sull’ammodernamento tecnologico, che permetterebbe di rendere la linea più efficiente senza raddoppiare i binari. I tecnici di RFI e IRICAV 2 optano per progetti che prevedono l’abbattimento di cinquanta edifici (solo a ViEst) e cantieri 24 ore su 24 tra le case. A tutto questo si aggiunge la soluzione forzata dello scavalco dei binari AV sulla linea storica, con una colata di calcestruzzo che distruggerebbe l’area semirurale di Settecà.
Ma in quest’anno abbiamo anche trovato consapevolezza e coraggio: abbiamo visto che i cantieri si possono fermare, come nei boschi liberati; che la mobilitazione collettiva può impedire che le persone vengano sfrattate senza alternativa; e che RFI e IRICAV 2, nonostante la loro potenza, hanno problemi strutturali e progettuali. I ritardi accumulati rendono quest’opera sempre più costosa e insostenibile.
Per questo crediamo sia necessario fermare i cantieri a Vicenza Ovest prima che si ripeta il disastro vissuto con la Pedemontana Veneta. A Vicenza Est, dove i cantieri non sono ancora partiti, chiediamo uno studio approfondito sull’opzione zero: un ammodernamento tecnologico senza nuove infrastrutture, come già avviene sulla Venezia–Trieste, parte dello stesso corridoio europeo.
Tutto questo sarà possibile solo con la pressione e la mobilitazione collettiva. Da Est a Ovest, per dire insieme che ciò che conta non sono 10 minuti risparmiati tra Milano e Venezia, ma salvare Vicenza, la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo.

